Luned“, 17 gennaio 1994 14:37:26 From: Enrico Pasini Conversazione tra Alberto Vitale, Egidio Pentiraro e il pubblico Egidio Pentiraro. Si tratta di una conversazione che Alberto Vitale e io ci auguriamo di vedere allargata a tutta la sala. Ritengo doverosa una breve premessa. Alberto Vitale � presidente, Chief Executive Officer, Managing Director di Random House, e Random House � la pi� grande casa editrice del mondo: il numero uno della numero uno, per dirla in termini giornalistici; inoltre Alberto Vitale � vicepresidente dellÕAssociazione americana degli editori. Quindi si trova a un crocevia importantissimo, cruciale direi, in questo momento, ed � sicuramente la persona pi� adatta per parlarci di editoria elettronica e multimedialitˆ oggi. Credo che la nostra giornata di lavoro, fatta anche con le vostre domande, non ci darˆ certezze, tuttavia ci aiuterˆ a capire il senso del momento che stiamo vivendo. Vorrei cominciare con lÕoffrirvi alcuni dati per mettere a fuoco la situazione. Da tanti anni proponiamo un convegno su questi temi, prima sullÕeditoria elettronica e poi sulla multimedialitˆ. Nelle edizioni passate abbiamo sempre parlato di un mercato ÇfuturibileÈ. Quello che oggi, invece, si pu˜ dire, � che il mercato cÕ�, si intravvede. Nel Õ93 sono state vendute negli Stati Uniti tre milioni e mezzo di enciclopedie elettroniche multimediali, nellÕanno precedente ne erano state vendute un milione di copie. é giˆ un dato molto significativo e chi conosce i prodotti sa quale sforzo stiano facendo gli editori per far progredire, allÕinterno di questi strumenti, la multimedialitˆ. Vediamo ora qualÕ� la situazione in Italia: il mercato italiano vede una presenza degli editori nel settore dellÕeditoria professionale e unÕassenza nel campo della multimedialitˆ, con una vistosa eccezione, di grande successo: lÕenciclopedia Grolier-Hachette su disco ottico, che ha venduto dallÕaprile del Õ93 a oggi 15.000 copie; � una proposta al pubblico molto complessa, poichŽ si tratta di una sorta di abbonamento che prevede aggiornamenti sino a nove anni. Quindi � possibile dire che anche da noi il mercato sÕintravvede. A questo punto vorrei porre la prima domanda ad Alberto Vitale: per adesso stiamo ragionando di editoria elettronica basata su disco ottico, supporto che sta dando qualche soddisfazione, ma che cosa ci sarˆ nel futuro? Quali altri strumenti possiamo immaginare? Come si potrˆ veicolare lÕeditoria elettronica? Alberto Vitale. é una domanda molto complessa, perchŽ nel futuro si pu˜ vedere quasi di tutto. Direi che il Cd Rom di oggi � una piattaforma, � un mezzo transitorio per arrivare, a un certo punto, ad avere un accesso diretto allÕinformazione attraverso cavo, attraverso microonde, attraverso satellite. Pentiraro. Quindi nello sviluppo dellÕeditoria elettronica lÕinterattivitˆ, la televisione, giocheranno un ruolo molto importante. Che cosa si sta pensando? Che cosa si sta facendo? Quando una decina di anni fa, mi pare fosse lÕ84, ci siamo trovati per la prima volta di fronte al Cd Rom, ci siamo messi a studiarlo; quindi, nellÕ86, con il convegno di Seattle, � stato finalmente possibile vedere il prodotto, le macchine che consentivano di farlo e, oggi, abbiamo unÕindustria. Dieci anni sono passati e oggi cÕinterroghiamo su questo strumento. Il traguardo della televisione interattiva � sicuramente molto pi� ambizioso. é opportuno cominciare a lavorare oggi su questo argomento, e come? Vitale. Non ci sono dubbi che � importante cominciare a lavorare oggi. Negli Stati Uniti enormi investimenti vengono effettuati nelle fibre ottiche: tutte le societˆ telefoniche stanno entrando in questo mercato e oserei quasi dire che in futuro i dati verranno trasmessi attraverso fibre ottiche e le societˆ telefoniche avranno un ruolo fondamentale, superando addirittura il ruolo delle societˆ di televisione via cavo. Non solo, ci sono anche le microonde. Hanno limitazioni, perchŽ deve esserci una trasmissione diretta, senza ostacoli, per˜ ci sono tecnologie molto avanzate anche in questo campo. Poi ovviamente ci sono la trasmissione via satellite e la telefonia senza fili, cio� i cellular phone: per esempio, Motorola sta investendo parecchi miliardi di dollari in un network di 60-80 satelliti che copra tutto il mondo. La stessa cosa avverrˆ con AT&T. CÕ� un grande sviluppo in atto e, chiaramente, bisogna farne parte, perchŽ altrimenti lo sviluppo degli Stati Uniti sarˆ predominante anche negli altri paesi che non si saranno adeguati. Bisogna cominciare oggi. Pentiraro. é necessario anche lavorare in unÕaltra direzione, cio� cominciare a preparare il pubblico a questo grande salto, alla discontinuitˆ che si sta creando. Oggi siamo abituati a una televisione relativamente passiva e con dieci canali, ma che cosa succederˆ quando la televisione avrˆ 500 canali? Sicuramente non sarˆ sufficiente una guida ai programmi come quella che si compera in edicola per orientarsi in questo sistema, ci sarˆ bisogno di navigatori, e soprattutto bisognerˆ che la gente impari ad usarli. In altre parole, mÕimmagino una specie di Windows per Tv. Vitale. S“, sicuramente ci sarˆ unÕevoluzione di questo genere. Avere la televisione con 500 canali � una questione di tre anni, cinque anni se si vuole essere un poÕ meno ottimisti. Quindi � domani, non � in un futuro distante, � proprio immediato. Avere 500 canali � unÕenormitˆ: oggi con 60-70 canali, se una persona si vuol mettere l“ seduta in poltrona e farli passare, magari ce la fa ancora, ma con 500 sarˆ impossibile. E poi che cosa ci mettiamo? Ci sono degli sviluppi notevolissimi, come lo home shopping QVC, ma oggi come oggi lÕinterattivitˆ � difficile, perchŽ si pu˜ comperare sulla base di quello che viene presentato alla televisione, per˜ bisogna sempre fare un numero di telefono: unÕoperazione molto semplice, che per˜ richiede unÕazione specifica, addizionale. Invece, se un giorno Ñ come accadrˆ prestissimo Ñ si potrˆ semplicemente fare clic sullÕaggeggio, si avrˆ subito lÕordine bellÕe fatto, quindi cÕ� una possibilitˆ veramente immediata di sviluppo nella televisione. Poi cÕ� tutta la parte educational, che sarˆ fondamentale per questo discorso. Ci sono grossi punti interrogativi su chi avrˆ mai il tempo di utilizzare tutti questi servizi. Sono convinto che tutte le persone in questa sala potranno utilizzare una frazione di una frazione di questi servizi: come faremo a darci i mezzi per scegliere quello a cui siamo interessati? Sono problemi enormi, che non sono ancora stati risolti, per˜ si risolveranno. E poi cÕ� il discorso sulla preparazione mentale: ritengo che praticamente tutte le persone presenti oggi in questa sala sono persone che daranno un contributo fondamentale alla transizione verso questa nuova rivoluzione culturale, che significa vivere col computer, vivere con infinitˆ enormi dÕinformazioni disponibili in tempo reale. Per˜ in effetti siamo tutti obsoleti: � necessario indirizzare i nostri sforzi verso i bambini, a partire dai due anni di etˆ. Recentemente John Sculley raccontava che la Apple ha una specie di asilo nido dove i dipendenti possono portare i bambini a partire dai 18 mesi. La Apple ha installato una batteria di calcolatori con del software per bambini piccolissimi: a quanto pare, questi bambini di 18 mesi, che quasi non parlano neanche, riescono a far funzionare i calcolatori in un modo fenomenale. E, a questo proposito, Sculley aggiungeva: immaginiamoci come penseranno questi bambini quando avranno ventÕanni. Pentiraro. Io credo che ci sia anche un altro aspetto sul quale bisogna cominciare a lavorare da subito: con quali linguaggi, con quali nuovi oggetti, con quali nuovi prodotti ci prepariamo a una rivoluzione che non esiterei a definire epocale, identica, per portata e per stravolgimento, a quella che ha provocato lÕintroduzione della stampa. Quali sono i primi oggetti che cominciano a vedersi sul mercato? Che cosa cÕ� in giro oltre agli esperimenti che abbiamo giˆ cominciato a citare? Vitale. Ci sono diversi prodotti. Per esempio, recentemente la Random House ha fatto un accordo con Br¿derbund, che ha sviluppato dei Cd Rom, dei software per bambini, inserendo cos“ nel proprio catalogo un paio di prodotti che hanno avuto un successo enorme, con oltre centomila copie vendute nel giro di un anno (centomila copie vendute a 40 dollari, di cui 20 per la societˆ, cio� una grossissima cifra dÕaffari). Lo sviluppo di software per bambini Ñ di qualsiasi tipo di software, ma adesso mi riferisco al software per bambini Ñ fatto seriamente, in modo che sia education and entertainment, costa mezzo milione di dollari. Quanti prodotti per mezzo milione di dollari un editore pu˜ permettersi a breve termine? Noi della Random House pubblichiamo circa 500 titoli allÕanno per lÕinfanzia, forse un poÕ di pi�. é praticamente impossibile tradurre tutti questi titoli in Cd Rom. Per˜ si stanno facendo dei grossi progressi: i due titoli a cui accennavo prima: Just Grandma and Me, di Mercer Mayer, e ArthurÕs Teacher Trouble di Mark Brown, due grandi autori per bambini, hanno avuto un successo enorme. Noi riteniamo di poter produrre dai cinque agli otto Cd Rom allÕanno, e siamo unÕorganizzazione tra le tante che esistono. Chi avrˆ modo di utilizzare tutto questo software? Questi giochi per bambini durano otto-dieci ore! Chi avrˆ il tempo da dedicarci? Sono domande che ci facciamo in continuazione; nel frattempo dobbiamo svilupparli, perchŽ � inevitabile che ci avviamo verso questo tipo di rivoluzione culturale. Pentiraro. LÕaltra metˆ del problema � rappresentata dalla distribuzione. Sollecito sempre le vostre domande. Luigi Dadda. Mi ritengo parte del pubblico, ho solo il vantaggio di avere il microfono giˆ pronto. La domanda che vorrei fare riguarda gli esperimenti fatti negli anni scorsi da Xerox e da Bell, che concernevano essenzialmente il workplace, cio� lÕeffetto della multimedialitˆ sul posto di lavoro. Erano esperimenti fatti nei loro laboratori, non solo tecnologici (anzi, la tecnologia era piuttosto rudimentale), infatti lÕinteresse principale era nelle reazioni degli utenti di fronte a questi strumenti: ecco, come vede lei questo versante del possibile sviluppo della multimedialitˆ e in particolare dellÕuso delle reti? Vitale. Intanto non sono molto al corrente di questi esperimenti. So solo che, se ci sono stati, non sono stati contagiosi, nel senso che in generale se ne parla abbastanza poco. Se avessero avuto un grande successo se ne parlerebbe molto di pi�. Direi che � molto difficile cercare dÕintrodurre lÕuso delle nuove tecnologie presso la massa delle persone come le conosciamo oggi: secondo me bisogna partire dal bambino di due anni. Sono un poÕ monotono, perchŽ lÕho giˆ detto un paio di volte, ma sono convinto che il bambino di due anni che comincia a lavorare coi calcolatori, con programmi interattivi, avrˆ la possibilitˆ di pensare in modo completamente diverso. Noi purtroppo pensiamo come cÕ� stato insegnato, e non � il nostro modo di pensare che potrˆ portare allÕuso veramente diffuso dellÕinterattivitˆ. Sono veramente convinto che noi siamo a un livello transitorio. Fabrizio Vagliasindi. Abbiamo parlato di quantitˆ, 500 canali televisivi, enormi quantitˆ di informazioni; mi preoccupa un poÕ il discorso della qualitˆ, soprattutto perchŽ la domanda �: come prepariamo gli autori di opere come queste? Non sempre ÇtantaÈ informazione � tutta informazione bella, buona, accessibile e interessante. Bisogna anche imparare a farla: per questo mi preoccupo prima del fatto di preparare le persone, e poi della tecnologia che permette di avere una cos“ vasta quantitˆ dÕinformazioni. La seconda domanda riguarda questo problema: i prodotti interattivi sono bellissimi, soffrono magari di qualche problema di mancanza di standardizzazione, di un poÕ di confusioni tecnologiche che per˜ si stanno appianando. Ma da oggi a quando saranno le televisioni a vendere in maniera interattiva, chi vende questi prodotti? Il computer shop non funziona, lo si � visto, e poi non pu˜ creare una massa critica. Quali sono i canali? Il consumer electronics, lÕhome video, i canali dei videogame? Mi sembra il problema cruciale per avviare investimenti e per poter operare in maniera potente sul mercato. Vitale. Certamente la preparazione e la qualitˆ del prodotto sono dei problemi enormi; lei ha detto che giustamente si preoccupa e come lei si preoccupano tutti, perchŽ riusciremo ad avere i canali prima ancora di avere il software. Oggi come oggi la grande crisi � il contenuto, manca il contenuto. Stanno tutti lavorando su questo, non ancora con enorme successo; per˜ direi che Ñ secondo me Ñ una volta che cÕ� il mezzo a un certo punto il prodotto salterˆ fuori. LÕutilizzazione del prodotto � un grande problema, perchŽ noi tutti siamo limitati, intellettualmente e anche come tempo, e abbiamo interessi diversi. Quando lei parla di 500 canali televisivi, � semplicemente per dire un numero alto, ma potrebbero essere 1.000, o 2.000, o 10.000. Direi che tutta questa rivoluzione si sta sviluppando in modo parallelo e in modo anche incrociato, e lÕunica cosa da fare � di essere sempre molto al corrente. Dicevo prima del contenuto. Il contenuto � veramente fondamentale. Noi siamo, per esempio, in contatto con la Sony che, come sapete, � avanzatissima praticamente in tutti i settori dellÕelettronica. Ma manca un piccolo anello in questa loro struttura, che � lÕanello del contenuto. Difatti sono interessatissimi a lavorare con Random House o con altri editori. Il contenuto, tuttavia, non � che si possa tradurre pari pari dal libro ai new media, deve essere trasformato. I giornali, un giorno, saranno in tempo reale, non saranno pi� stampati su carta; per˜, se si pensa di trasformarli in giornali come li conosciamo oggi, ci si sbaglia, sarebbe impossibile, bisogna trovare degli altri mezzi e delle altre strutture. Ho toccato solo una frazione dei problemi che abbiamo. Per gli editori, direi, occorre entrare nella forma mentis di cercare di sfruttare e di sviluppare i diritti multimediali. Per esempio, a Random House insistiamo tutte le volte che comperiamo dei diritti per includere i diritti di trasmissione elettronica del testo, perchŽ in futuro, anche se la carta stampata ci sarˆ sempre Ñ forse in tirature molto inferiori Ñ la distribuzione del testo potrebbe avvenire per via elettronica. é chiaro che oggi nessuno vuole leggersi un libro sullo schermo, perchŽ la risoluzione � molto scarsa, ma tra tre-cinque anni potrebbe essere assolutamente perfetta. Lo sfruttamento economico del testo potrebbe anche essere molto pi� interessante, perchŽ oggi vendiamo il libro, incassiamo i soldi ed � praticamente tutto finito. Domani si potrebbe invece acquistare un capitolo e pagare mille lire, se poi se ne acquista un altro si pagano altre mille lire, o si acquista tutto il testo e si pagano tremila lire. Tutto attraverso la televisione interattiva. Ci sono oggi sistemi di trasmissione dati che possono trasferire lÕEnciclopedia Britannica da un database a un supporto elettronico in pochi secondi, lasciando poi al consumatore la decisione di cosa stampare. Tutto a casa. Ritengo che tra cinque-dieci anni non avremo pi� la televisione come la conosciamo oggi, avremo un Information Center, un centro dÕinformazioni, che pu˜ essere televisione quando vogliamo vedere la televisione, pu˜ essere calcolatore, pu˜ essere telefono cellulare, piuttosto che telefono normale attraverso le fibre ottiche, pu˜ essere connessione col satellite o a microonde, pu˜ essere laser printer e pu˜ essere anche una centrale di comunicazione a distanza: attraverso il Newton, o lÕEo dellÕAT&T, si pu˜ comunicare con il nostro information center e, se ci si trova su una spiaggia, si pu˜ leggere un libro o un articolo sul Newton, o comunicare, o mandare un fax. La televisione come la conosciamo oggi sarˆ un giorno completamente obsoleta: bisogna pensare a un centro dÕinformazioni che ci metterˆ a contatto con unÕinfinitˆ di informazioni, che veramente ci permetteranno un campo di conoscenze come oggi non ce lo possiamo neanche immaginare. Bruno Contigiani. Io scrivo un poÕ di multimedialitˆ dappertutto, mi occupo fondamentalmente di education. Mi sembrava che i problemi tecnologici a questo punto fossero un poÕ secondari rispetto a quello che ha giˆ detto lei, cio� la traduzione delle opere esistenti o, comunque, la creazione di nuove opere. A questo proposito io direi che bisognerebbe cominciare a smetterla con le enciclopedie. Se da una parte siamo stati obbligati a partire dalle enciclopedie, perchŽ erano titoli con un alto valore aggiunto, sono anche gli strumenti che meno si prestano a una lettura video: sono molto adatti perchŽ contengono molti dati, per˜ devono essere rivisti, per essere offerti su video. Quindi se partiamo dalle enciclopedie si debbono fare grosse operazioni di revisione, non solo dei contenuti, ma proprio della forma in cui sono presentati, e quindi anche pensare ad altri titoli e ad altri modi. Per questo motivo son convinto che forse non tanto dal settore degli editori di enciclopedie, quanto dal settore degli editori di videogiochi, potranno venire nuovi titoli: quando coloro che producono videogiochi si decideranno Ñ per lo meno in Italia, credo che negli altri paesi la cosa sia un poÕ diversa Ñ a fare uno sforzo verso il settore education. LÕultima cosa che voglio dire � che, dÕaccordo, i bambini vanno benissimo, producono grande attenzione, ma mi sembra che in questo momento, anche dal punto di vista del target, siano da considerare tutti i problemi di rieducazione Ñ o comunque di diffusione, dÕinsegnamento Ñ nei confronti di un altro grosso settore che � quello degli anziani, che mi sembra anche numericamente in crescita. Si tratta di far fare a questo grosso spezzone della popolazione un salto tecnologico per poter arrivare a utilizzare questi strumenti. Vitale. Secondo me, siccome dobbiamo dare delle prioritˆ, investire sul settore di popolazione pi� anziano � un grande spreco di tempo, e questo con tutto il rispetto per la popolazione anziana, di cui faccio parte. Bisogna partire dai bambini! Bisogna vedere la realtˆ cos“ comÕ�: chi paga per questo sviluppo? Dobbiamo pagare noi, quindi avremo mezzi limitati, e se abbiamo mezzi limitati dovÕ� il maggior potenziale: nella popolazione anziana, che nove su dieci non riuscirˆ mai ad adeguarsi alle nuove tecnologie, o nei bambini? Massimo Silva Coronel. Sono responsabile multimedia di Olivetti. Vorrei porre una domanda un poÕ provocatoria: non credete forse che, parlando di queste nuove tecnologie, continuare a proporre la lista dei problemi (la qualitˆ, il tempo di accesso, il tempo di fruibilitˆ, lÕassenza di canali distributivi o la protezione dei diritti dÕautore) sia un modo di proteggere, di conservare una realtˆ esistente e, quindi, significhi non aprirsi a nuove esigenze emergenti? UnÕaltra cosa: non � che abbiamo un poÕ troppi capelli bianchi per lanciare programmi e sviluppi orientati a bambini di due anni? E chi li lancia? Vitale. Ma chi li lancia, se non li lanciamo noi? Non i bambini di due anni! Li acquistano poi i genitori, soprattutto la nonna e il nonno, e loro impareranno dai bambini. Questo succede giˆ negli Stati Uniti oggi e son sicuro che succede anche in Italia. La domanda viene dai bambini, non viene dai nonni. LÕaltra cosa che volevo dire � che non si pu˜ fermare il progresso, quindi cercare di conservare intatto quello che abbiamo oggi � un poÕ fare come hanno fatto i nostri amici a Mosca cercando di conservare un regime che, per˜, si sono accorti anche loro che non funzionava. Il progresso � inevitabile, quindi tanto vale sposarlo, incontrarlo. Giovanni Mazzanti. Sono giornalista, lavoro nel circuito televisivo Cinque Stelle e mi occupo di multimedialitˆ da un poÕ di tempo. La vivo con estremo interesse e passione e la ritengo anche inevitabile, per˜ rimango un poÕ stupito di fronte a discorsi come quello sui bambini di due anni: suscita qualche perplessitˆ, ma non nel senso della positivitˆ di una crescita dei bambini in questa direzione. Ma vorrei spostare lÕargomento su un ambito pi� vasto: la rivoluzione culturale che lÕinformatica pu˜ e deve portare. Si � detto che avremo 500 canali e ci si � chiesto anche: come li riempiamo? Oppure: avremo nuovi programmi e ci vorranno molte ore a disposizione, anche per i bambini. Il problema non � questo, ognuno di noi usa il computer come gli pare e piace e quando ha voglia di divertirsi va fuori nei prati e lascia stare il computer. Non dobbiamo essere presi da tutto questo coinvolgimento nellÕinformatica. Quando poi si dice di rimanere agganciati alla tecnologia degli Usa ecc., cosa succede? Che lÕEuropa, gli Stati Uniti e il Giappone diventano i leader mondiali di un sistema informatico che in qualche modo blocca tutto il sistema del mondo? Il problema � rispondere anche alle esigenze di solidarietˆ di tutto il mondo, � portare lÕinformatica a un discorso culturale che passa attraverso la pubblica amministrazione per risolvere meglio, per esempio, quello che � successo con Tangentopoli, e cos“ via. Il discorso � molto vasto, ma credo che anche culturalmente e politicamente lÕinformatica potrebbe fare molto. Vitale. No comment. Gianluca Dettore. Sono responsabile di Mediola, una nuova societˆ multimediale, vorrei fare tre domande al dottor Vitale. Fatti cento i titoli in circolazione negli Stati Uniti, come si distribuiscono sul mercato, cio� quanto al mercato consumer, quanto al mercato specializzato, e cos“ via? Altra domanda: come � curata la distribuzione dei titoli negli Stati Uniti? Terza domanda: per quanto riguarda le tecnologie, quanto � lÕinvestimento minimo per la costruzione di un laboratorio multimediale? Vitale. Per quanto riguarda la prima domanda, non so quale sia il mix tra consumer, informazione scientifica ed educativa nellÕambito del software multimedia, non posso rispondere perchŽ non ho lÕinformazione: credo che sia anche molto difficile da ottenere perchŽ oggi � tutto un poÕ mischiato. Per quanto riguarda la distribuzione, invece, oggi avviene soprattutto attraverso i computer store e i software store, quindi � una distribuzione limitata, che per˜ ha permesso di vendere oltre 100.000 copie di quel programma per bambini di cui ho parlato prima. Quel che cercheremo di fare alla Random House � di sviluppare la distribuzione attraverso i librai, il che non � cosa da poco perchŽ, come tutti sapete, i librai sono molto diffidenti. Ci sono anche dei reali problemi di furto: non si pu˜ tenere tutto sotto chiave, perch� il consumatore non vede i software; se si tengono fuori, viceversa, si rischia di perderli. Comunque, oggi come oggi, la distribuzione � attraverso software store e computer store. La terza domanda: il costo varia moltissimo, perchŽ se lei sviluppa, per esempio, uno di questi software per bambini, deve pensare a cinque o sei persone che lavorano per un anno, quindi oserei dire mezzo milione di dollari circa. Per˜, se lei parla di unÕenciclopedia, piuttosto che di un testo di medicina o simili, le posso dire che Adam Software ha prodotto un software sul corpo umano che � il prodotto pi� formidabile che io abbia mai visto e che mi ha veramente fatto capire che cosa ci porterˆ la multimedialitˆ nel futuro. é una cosa straordinaria, fatta anche a livello del consumatore, anche se il prodotto � progettato per i medici, e si vende a 3.000 dollari: penso che quel prodotto abbia richiesto un investimento di sette-otto-dieci milioni di dollari, cos“ a naso. Il costo degli investimenti varia moltissimo. Lello Piazza. Insegno statistica e matematica al Politecnico. La mia domanda passa per un brevissimo racconto: il falco pellegrino, che � un noto rapace, quando attacca degli stormi di allodole molto fitti non riesce a beccare niente, mangia solo quando, fortunatamente, trova degli stormi composti da due o tre individui. Paradossalmente, il falco pellegrino rischierebbe di morire di fame se trovasse sempre tanta roba da mangiare. Mi chiedo: siamo sicuri che non moriremo di fame anche noi, dal punto di vista dellÕinformazione, quando avremo 500 canali televisivi? Siamo sicuri che 500 canali televisivi siano il progresso, come lei dottor Vitale ha detto? Vitale. Che sia il progresso o non sia il progresso, lo vedremo quando ci saremo; per˜ � inevitabile. Mauro. Lavoro da tanti anni nel settore della multimedialitˆ, lavoro in Philips. Ho due domande, una rivolta a chi si occupa di cultura e di insegnamento. Qui parliamo di multimedialitˆ e, secondo me, molto spesso cÕ� una cultura informatica pi� che multimediale, mancano delle professionalitˆ importanti per fare della multimedialitˆ vera. Mi chiedo perchŽ non orientare i giovani a questa professionalitˆ, che � veramente un mestiere nuovo. Fare un titolo multimediale qualitativamente valido, non una riscrittura su Cd Rom di qualcosa su carta, � una cosa veramente difficile! Occorrono tante e tali capacitˆ e diversitˆ culturali che � difficile fonderle in un solo individuo, ma quanto meno una base comune bisogna darla. Oggi gli informatici parlano da informatici e la multimedialitˆ nasce su una base culturale che � ancora quella informatica. PerchŽ non si fanno corsi per i giovani Ñ sto parlando per lÕItalia Ñ proprio in questo momento che cÕ� un drammatico bisogno di sbocchi professionali nuovi? La seconda domanda la rivolgo al signor Vitale: quando lei parla di uno sviluppo futuro, televisione interattiva, come vede lei la transizione della televisione interattiva di cui tanto si parla come accadeva ai tempi dellÕoffice automation che erano due belle parole, ma che prima di diventare office automation � occorso un decennio, cosa vuol dire Çtelevisione interattivaÈ, primo, soprattutto lˆ dove mancano le infrastrutture. E, secondo, come vede la transizione tra cavo e mezzo locale? So che cÕ� un tema particolare su questo discorso, qual � lÕaccoppiamento di qualcosa che cÕ� a casa dellÕutente con un broadcasting. Vitale. Direi che la transizione avverrˆ in modo graduale. Forse alcuni di voi sapranno che a Orlando, in Florida, da parte della Time Warner, cÕ� un grandissimo sforzo per effettuare delle trasmissioni veramente interattive, che funzionano con il telecomando. CÕ� unÕaltro esperimento ancora pi� avanzato a Omaha, Nebraska. Le modalitˆ della transizione oggi come oggi non si conoscono, per˜ � inevitabile che ci saranno, e con gradualitˆ molto rapide. Ci sono nuove tecnologie, per esempio a microonde, come dicevo prima, in cui � molto facile ed economico trasmettere ma � molto pi� difficile ricevere. LÕaltro giorno ho saputo che una grossa societˆ americana ha sviluppato un piccolo ripetitore, un ritrasmettitore, che dallÕapparecchio locale che si ha nellÕappartamento, in casa, pu˜ ritrasmettere per microonde informazioni generate dallÕutente, dal consumatore. Tutto questo sta succedendo oggi: non ci sono formule, non ci sono procedure, non si sa come succederˆ, per˜ sta succedendo. Pentiraro. Vorrei invitare Gianni Degli Antoni a presentarci una sua idea sulle cose che abbiamo discusso qui. Giovanni Degli Antoni. Veramente sono state dette tante cose che fare una sintesi credibile e che non provochi semplicemente la voglia di dirne delle altre, � molto difficile. Mi ci provo, e cercher˜ di essere breve. Vorrei fare un modello dellÕumanitˆ intera, tutta: fate finta di essere tutti i vivi e i morti qui, supponiamo che siano tutti in questa stanza dal primo allÕultimo. Ebbene, sapete quanti sono i presenti vivi rispetto al totale, in questa stanza? Circa lÕ80% dellÕintera umanitˆ, lÕ80% da quando lÕuomo esiste. Immaginate fra qualche anno. Credo che la storia lÕabbiamo studiata bene o male un poÕ tutti, per˜ sappiamo quanto � complessa, quante cose sono state dette e contraddette, quante cose incredibili, quante veritˆ e quante bugie. A differenza del passato, quando il progresso procedeva lentamente, noi la storia la stiamo vivendo; abbiamo in questo momento lÕintera storia dellÕumanitˆ viva, totalmente presente: abbiamo il futuro, perchŽ la virtualitˆ significa ÇfuturoÈ, e abbiamo imparato a comunicare con il passato. Questo pu˜ sembrare incredibile, ma abbiamo imparato a comunicare col passato, nel senso che le persone che rappresentano bene ci˜ che cÕ� nel passato sono presenti in questa stanza e dialogano con persone che sono nel futuro. Bisogna imparare a rendersene conto: la cultura non ha fatto il progresso dovuto, la scuola ha sbagliato completamente. Era inevitabile, non � assolutamente unÕaccusa. Ho sentito dire tante cose, tutte belle, tutte interessanti, ma se non sono collocate in un modello non si capisce nulla. Attenzione alle affermazioni definite, precise: bisogna collocarle nello spazio, nel tempo, nella cultura, negli obiettivi. Per esempio, comincerei da questa questione dei vecchi: � giusto che i vecchi si diano da fare. Non so se appartengo alla categoria dei giovani, medi, vecchi, matusa Ñ probabilmente siamo da quelle parti Ñ ma non ho deciso di morire cos“ facilmente e cercher˜ di fare di tutto per sopravvivere attraverso la realizzazione di unÕopera multimediale. Lo far˜ solo negli ultimi anni della mia vita, perchŽ adesso � impossibile: sia perchŽ la scuola non me lo consente, sia perchŽ la ricerca lo consente, ma ha difficoltˆ, sia perchŽ delle persone presenti, che vivono alcuni secoli orsono rispetto alla velocitˆ del tempo, fanno di tutto perchŽ non avvenga. Il professor Dadda ha perfettamente ragione quando dice che stiamo studiando, per˜ ad esempio non studiamo i giochi dei bambini, non studiamo quella realtˆ enorme che i ragazzini che fanno software Ñ qui mi riferisco al discorso sui bambini di due anni Ñ stanno producendo: per esempio romanzi interattivi, gialli interattivi, che cominciano ad esserci e sono cose notevolissime. é ovvio che in questo momento esiste la voglia di produrre per sopravvivere, per risolvere i problemi che la tecnologia ha prodotto Ñ la tecnologia ha prodotto una situazione bellissima ma anche terrificante, ovverossia la capacitˆ di produrre molto. Infatti stiamo tutti cercando di inventare nuovi lavori, tutti hanno un poÕ diritto a sopravvivere. Se guardate la storia di questi ultimi tempi Ñ e ogni tanto ci sono promesse esagerate su qualche cosa Ñ vedete che lentamente lÕequilibrio dei prodotti si sta formando. Secondo alcune previsioni, lÕumanitˆ raggiungerˆ il doppio di oggi e a quel punto stabilizzerˆ un poÕ tutti i rapporti con i prodotti. Naturalmente ci sarˆ una dinamica incredibile, io potr˜ vivere nel Medioevo e potr˜ vivere nel futuro. Dobbiamo cambiare la logica di essere troppo precisi, logica che in questo momento sta facendo troppi danni: danni culturali e discussioni. Queste discussioni, come qualcuno ha giustamente segnalato, nelle reti di computer si fanno fra 10, 20.000 persone: magari 20.000 ascoltano, per˜ in alcuni gruppi di interesse in reti di computer negli Stati Uniti 6.000 parlano, ed � un discorso che richiede una quantitˆ di pazienza enorme. Occorre pazienza per capire la tecnologia. Devo dire che chi capisce tre anni di tecnologia � un buon storico, perchŽ in tre anni si produce pi� conoscenza di quanta lÕumanitˆ non ne abbia prodotta nellÕintera sua storia. Occorre capire che non si pu˜ ritornare indietro. Certo cÕ� la logica del fondamentalismo (nessuna religione si senta coinvolta). Non credo che tutto quello che succede e che apparentemente � di origine religiosa sia legato alla religione, � legato alle tecnologie dellÕinformazione che cambiano troppo in fretta, per cui lÕuomo, spaesato, si attacca alle poche cose che gli sono rimaste, perchŽ quelle gliele hanno martellate nella testa, giuste o sbagliate che siano, si chiamino marxismo Ñ sta tornando il marxismo Ñ si chiamino in altri modi, stanno tornano tutti i fondamentalismi. Il problema � di capire che, mentre abbiamo imparato a superare la barriera della distanza, attraverso le telecomunicazioni e attraverso processi culturali immensi, non abbiamo imparato a superare la barriera dello spazio e quindi ci aggreghiamo intorno a idee e nascono localismi assurdi: tutti, dal primo allÕultimo. Purtroppo, tutto questo accadrˆ fino a che non avremo capito, non avremo imparato a ragionare con dolcezza, con amore e con semplicitˆ; se impareremo questo, impareremo che le tecnologie dellÕinformazione Ñ che naturalmente hanno una loro colpa Ñ hanno anche una loro capacitˆ di salvezza. Oggi tutti i problemi sono dovuti, tutti dal primo allÕultimo, alle tecnologie dellÕinformazione che, quindi, costituiscono il solo modo con cui possiamo risolverli. Ma senza la dolcezza, senza lÕumanitˆ, senza una razionalitˆ corretta, senza cambiare un poÕ la logica, non sarˆ possibile. Se voi andate a una discussione di professori universitari vi rendete conto che quello che avviene � orribile, perchŽ questi si impuntano e dicono: ÇIo voglio quella cosa, e quella cattedraÈ e sanno benissimo che, se tutti si comportassero come loro, si creerebbero problemi insolubili. Occorre la capacitˆ di risolvere il problema e ciascuno deve saper rinunciare a una parte. Dobbiamo imparare a coordinare: naturalmente il problema delle reti diventa veramente il problema cruciale, reti a basso costo per˜. Gli investimenti secondo me sono giˆ stati fatti tutti. Questo paese ha una ricchezza di reti straordinarie, grazie alla Sip che ha fatto degli sforzi immensi, e spero che questo lo vedremo pi� avanti.